Il gatto nero dagli occhi di gialli – Fur capitolo 3

07 October 2016

Aspettando l’uscita di Feline, vi proponiamo un nuovo intrigante racconto a puntate di Sarah Bianca. Ecco il capitolo 3 di Fur. Buona lettura!

Corro.
È l’unica cosa che da quando ho memoria mi sia mia piaciuta veramente fare.
E non importa quante sigarette al giorno io fumi, appena prima di sera, indosso la tuta e le scarpe da ginnastica e vado nel parco vicino casa fare a gara con il vento a chi per primo raggiunge la fine del mondo.
Solo che oggi è strano, diverso.
Sento come se qualcuno mi spiasse e la cosa non mi piace.
In realtà è da qualche giorno che non mi sento a mio agio nel camminare per la strada o nel sostare davanti alle finestre della mia stanza, ma siccome pare che io stia impazzendo e mi stia trasformando in una maniaca assatanata di sesso, diciamo che non ho avuto modo di approfondire quest’altra sgradevole sensazione.
La strada di cemento che taglia a metà il parco è piena di foglie e petali di fiori, ultimamente la notte piove sempre a dirotto e capita che i tuoni rimbombino così forte da sentire le vibrazioni del suono arrivarmi fin dentro.
Affronto una curva con il cuore che pompa veloce, le scarpe che pestano sul terreno a un ritmo sostenuto e regolare, la sensazione di essere spiata diventa più intensa, tanto da farmi provare un fastidioso prurito fantasma tra le scapole.
Colgo un movimento ai margini del mio campo visivo, giro la testa di scatto per vedere meglio,ma non c’è nessuno.
Solo un grosso gatto nero che mi fissa imperturbabile con luminosi occhi giallo scuro.
Involontariamente mi fermo per osservarlo meglio.
Per me gli animali domestici sono un po’ un mistero, non ne ho mai posseduto uno, questo perché una delle poche ferree e inviolabili leggi imposte dai nonni a tutti i loro figli e nipoti, prevede che nessuno possa portare in casa una qualsiasi forma di vita che non sia inequivocabilmente umana.
Sento una goccia di sudore scivolarmi sulla tempia e finirmi sul collo.
Io fisso il gatto e il gatto fissa me.
Strano.
Ma i gatti non erano degli animali sospettosi e schivi?
Incuriosita faccio un paio di passi verso di lui, aspettandomi di vederlo agitarsi e schizzare via, invece lui rimane lì, impassibile, come se stesse studiando le mie mosse.
– Ciao gatto strano.
Mormoro fermandomi così vicino a lui che se allungassi la mano potrei accarezzarlo.
Il gatto si alza con eleganza, colma la distanza tra di noi con un salterello e inizia a strusciarsi contro le mie gambe, facendo le fusa.
Ridacchio divertita.
Piegandomi sulle ginocchia, allungo una mano e con la punta delle dita sfioro il pelo lucido e folto, scoprendolo morbido e caldo.
Il gatto sembra gradire, perché aumenta il volume delle fusa che vengono alternate da bassi miagolii di piacere.
Una folata di vento mi fa rabbrividire.
Sono bagnata di sudore e il cielo si è nuovamente caricato di nuvole scure, promette di essere un’altra notte di tempesta.
– Devo andare a casa o mi beccherò una bronchite.
Comunico al gatto che immediatamente alza la testa e mi fissa negli occhi, come se avesse capito perfettamente le mie parole.
Mentre sto ritirando la mano, il gatto fa un movimento improvviso che mi coglie di sorpresa e la prende tra le zampe anteriori, come se volesse trattenerla.
Con il cuore che batte per lo spavento, pensavo che volesse graffiarmi o mordermi, rimango immobile per vedere cosa vuole fare.
Guardandomi in viso con i suoi intensi occhi gialli, il gatto strofina delicatamente il mento sulle mie dita e poi mi lascia andare.
– Tutti i gatti fanno come te?
Chiedo ad alta voce, pur sapendo che da lui non riceverò risposta.
In compenso miagola ed emette un suono che pur passando per un colpo di tosse, somiglia sospettosamente a una risata.
Certo.
Perché i gatti ridono.
Sto diventando pazza…
Volto le spalle al gatto e inizio a camminare a passo spedito verso casa, la temperatura è scesa di colpo e io ho sempre più freddo e sebbene la sensazione di disagio sia scomparsa, sento che c’è comunque qualcosa che non va.
Un miagolio.
Abbasso la testa e mi accorgo che il gatto mi sta seguendo, trotterellandomi accanto senza fatica.
– Non pensare di accollarti, non mi è permesso tenere animali in casa.
Gli notifico mentre svoltiamo l’angolo e ci fermiamo davanti al cancello della palazzina dove vivo.
Lui si ferma sul marciapiede, si siede e mi guarda paziente.
– Sei proprio strano…
Le mie parole si perdono, perché il cielo viene illuminato a giorno da un lampo accecante, immediatamente seguito da un tuono così possente da farmi trattenere il respiro.
-Vai a nasconderti da qualche parte, sarà una nottataccia.
Dico mentre entro e chiudo con cura il cancelletto alle mie spalle.
Ma lui non si muove, è ancora lì che mi guarda.
Che mi osserva.
Entro nel portone, sto per mettere un piede sul primo gradino, quando la nonna si affaccia dalla porta di casa sempre aperta, ha uno strofinaccio tra le mani e dalla cucina sento provenire gli odori della cena.
– Hai intenzione di mangiare qualcosa dopo la doccia?
– Non ho fame, grazie.
Rispondo senza fermarmi, salendo i gradini tre a tre per arrivare su prima e fare esercizi per i glutei.
– Le ragazze anoressiche non piacciono a nessuno!
La sento urlare dal basso, ma non mi prendo la briga di risponderle e mi chiudo in casa, grata del silenzio e della solitudine.
Mi concedo una lunga doccia bollente, infilo l’accappatoio e afferro un asciugamano con cui tamponarmi i capelli, vado in salone e accendo la televisione, sintonizzandola su di un canale che trasmette documentari ventriquattro ore su ventiquattro.
Fuori inizia a piovere violentemente, con grosse e pesanti gocce rumorose che si infrangono contro i vetri chiusi delle finestre.
Cerco le sigarette, ma non le trovo così mi trascino in camera per vedere se sono rimaste nella borsa e per infilare la magliettona da notte.
Ho appena acceso la luce che un’ombra si muove davanti alla finestra e mi fa spaventare.
Rimango immobile per qualche secondo, per dare il tempo al mio cuore di smettere di battere come se stessi per avere un infarto e cerco di calmarmi.
In piedi, sul bordo della finestra della mia stanza, c’è il gatto nero del parco.
È completamente zuppo di pioggia e mi fissa con un’espressione supplicante.
– Cosa… cosa ci fai tu qui?
Sono sbalordita, siamo al quarto piano e il ramo dell’albero più vicino dista almeno tre metri dalla facciata della palazzina.
Il gatto miagola e posa una zampa contro il vetro, come se mi stesse pregando di lasciarlo entrare.
Il cielo viene illuminato da un altro lampo, il gatto miagola ancora e starnutisce.
Sospiro.
È vero, sono una stronza, ma non così stronza.
Apro la finestra e il gatto si fionda all’interno a velocità supersonica, mi affretto a richiudere e mi volto per affrontare il primo animale che sia mai entrato in casa mia da quando ho memoria.
Non sapendo bene che fare mi siedo sul letto e afferro l’asciugamano con cui mi sono tamponata i capelli.
– Se ti lasci avvicinare e prometti di non graffiarmi, ti asciugo il pelo.
Dico allungandomi verso di lui con il telo tra le mani, per vedere se la cosa lo spaventa o meno.
Il gatto mi guarda per un secondo, poi con grazia fa un piccolo salto e atterra accanto a me, salendomi sulle gambe e mettendosi a fare le fusa.
Sorpresa e abbastanza confusa, inizio a massaggiarlo con delicatezza, lasciando che la spugna assorba l’acqua, facendo attenzione a non fargli male o infastidirlo in nessun modo.
– Io di gatti non ne so davvero niente, ma tu mi sembri essere fuori dall’ordinario.
Borbotto accarezzandogli la schiena per essere certa di aver fatto un buon lavoro e aver tolto quanta più acqua possibile.
Lo spingo gentilmente giù dal letto e mi infilo la mia mise da notte, accendendomi una sigaretta e notando l’espressione attenta seppur tranquilla con cui il gatto segue ogni mia mossa.
– Se hai fame, l’unica cosa che posso darti è del latte, in frigo non ho altro.
Gli dico mentre cammino verso la cucina, seguita dal mio nuovo coinquilino che sembra essere a suo completo agio in casa mia.
Prendo una ciotola e un bicchiere e verso del latte freddo per entrambi, per un minuto abbondante ci ignoriamo, ho sempre pensato che il latte sia la cosa più buona del mondo, sarà per questo che ci sono giorni in cui non desidero sfamarmi con altro.
Il gatto alza la testa dalla ciotola e sospira.
Rido.
Non pensavo che anche gli animali sapessero sospirare di soddisfazione.
– Non pensare che questa sia una situazione permanente, domani mattina devi andartene, i miei non vogliono animali in casa.
Lo informo mentre mi sdraio sul divano, in tutta risposta lui mi salta sulla pancia e si sdraia su di me, posando la testa tra i miei seni e stendendosi su di un fianco in tutta la lunghezza, come se fossi una specie di materasso umano.
Provo un moto di tenerezza, alzo leggermente il volume della televisione e lo accarezzo pigramente, mentre il mio corpo si rilassa grazie alle morbide vibrazioni delle sue fusa e al tepore della sua pelliccia.
Poco dopo, dormo profondamente.
Mi sveglio di soprassalto, il cuore mi batte così forte da sentirlo tambureggiare nel petto, la stanza è buia, la televisione è spenta, c’è solo il rumore della pioggia che non ha smesso di cadere e del mio respiro agitato.
Su di me c’è qualcuno.
Sento il corpo schiacciato dal suo peso, ma non riesco a vedere niente se non a intuire i contorni di un’ombra.
Sento le sue mani accarezzarmi il seno sotto la maglietta, provo a muovermi, ma sono come immobilizzata.
Il mio corpo è in fiamme.
Desiderio liquido mi scorre nelle le vene, gonfiando ogni mio respiro, portandosi via la mia lucidità mentale.
Lo sconosciuto fa scivolare le mani sulla mia pelle calda, sfiorandomi i capezzoli, leccandomi il collo, facendomi gemere.
È un sogno, è solo un sogno costruito dal mio subconscio per darmi sollievo dallo stato di eccitamento costante in cui mi trovo.
In realtà sto dormendo, non può essere altrimenti.
Sento il tessuto della maglietta tendersi, l’ombra del mio sogno vi ha infilato la testa sotto.
Odo un gemito roco e la sua lingua leggermente ruvida inizia leccarmi i capezzoli, prendendoli poi tra le labbra per succhiarli rudemente… proprio come piace a me…
Mi sento ansimare e mugolare, il mio corpo trema dal piacere, nel buio e nell’immobilità ogni senso si è affinato.
La bocca dello sconosciuto vaga sul mio addome, lo sento strusciarsi contro di me, come se si volesse spingere dentro, sotto la pelle.
Sospiro ed è un sospiro doloroso.
Avverto le sue dita vagare sul mio monte di venere, insinuarsi sotto le mie mutandine e spostarle delicatamente.
Sento il suo respiro sulla pelle bollente e bagnata.
È come se inspirasse profondamente il mio odore.
Geme ancora, forse sussurra qualcosa.
Poi la sua lingua si insinua dentro di me, leccando il centro del mio piacere, senza fermarsi, senza darmi tregua…
…e io perdo il controllo e mi abbandono all’orgasmo più intenso e devastante della mia vita…
– Sei mia… appartieni a me…
Il rumore del mio respiro agitato è così forte che non sono sicura di aver sentito davvero qualcuno parlare.
Provo a muovermi, ma continuo a non poterlo fare, so che sta per accadere qualcosa e ho paura.
All’improvviso sento un dolore lancinante poco sotto l’ombelico.
Come se qualcuno mi stesse mordendo così forte da trapassarmi la carne con i denti.
Cerco di urlare, ma il mio è solo un suono smorzato.
Il dolore è immenso, è ovunque, sento le lacrime scivolarmi dagli angoli degli occhi e bagnarmi i capelli vicino alle tempie.
L’ombra si muove, si allontana dal mio corpo, il dolore inizia lentamente a scemare.
– Mi dispiace, ma era necessario… ora dormi…
Avverto odore di sangue, poi le mie labbra vengono sfiorate da un bacio.
Un lampo illumina la stanza.
Ho le palpebre socchiuse e lo sguardo colmo di lacrime, ma posso distinguere lo stesso davanti a me due occhi gialli venati da striature di un rosso pulsante.
Occhi dalla pupilla verticale.
Occhi alieni che mi osservano distanti.

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